Ilmarchio_SANNIODOP_2014 Sannio e la Dormiente che lo sovrasta richiama alla memoria di chi scrive paesaggi di natura agricola, come chi paragona questa regione del comprensorio vitivinicolo della provincia di Benevento alle grandi Routes dei vini francesi, una via autostradale al centro e ai lati vigne e colline vitate a tutto spiano. Le aziende numerose del Consorzio per la tutela dei vini del Sannio – la regione è prima per produzione di uve -, fanno da corollario a questa arteria dovunque si volge lo sguardo. La Dormiente è il nome con cui gli abitanti del Massiccio Taburno-Camposauro chiamano la loro montagna vista da lontano che ricorda il profilo di una donna distesa, anche qui ettari e terrazzamenti di filari pettinati in un tripudio di colori accesi dalla luce fra le vigne e gli alberi di olivo che ne caratterizzano il panorama in tutte le stagioni.

Qualcuno ha detto che la viticoltura identifica più di ogni altra coltivazione il paesaggio agricolo, e quanta verità in questa affermazione più di ogni altra ragione. Il Consorzio nasce “per svolgere le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alla docg Aglianico del Taburno e alle doc Falanghina del Sannio e Sannio” a cui si aggiunge la vigilanza, come recita il riconoscimento e conferimento dell’incarico da parte del Ministero delle Politiche agricole e forestali. Che dal 2010 ha modificato e semplificato il disciplinare delle denominazioni di origine, con l’Aglianico del Taburno unica docg per le tipologie rosso, riserva e rosato; la Falanghina del Sannio doc con le categorie spumante, metodo classico, vendemmia tardiva e passito e riunendola nelle sottozone Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Taburno; e la doc Sannio per le tipologie bianco, rosso, riserva e rosato nelle tipologie monovitigno e relative sottozone Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Taburno; oltre infine all’igt Beneventano che racchiude la produzione di uve e vini dell’intero territorio della provincia di Benevento.

Territorio storico e ostico abitato dalle popolazioni discendenti dai Sanniti fieri e poco amati dai Romani per via dell’onta subita nelle gole dell’antico Caudium – le Forche Caudine -, e dai Longobardi prima di passare al dominio Pontificio; di cui restano simboli a Benevento l’Arco di Traiano in onore dell’imperatore Traiano, il Teatro Romano voluto da Caracalla, il chiostro di Santa Sofia, la Rocca dei Rettori. I fiumi Calore e Sabato disegnano i profili delle vallate fra le montagne, e a fare da ritrovo gli alberi di noce sotto cui si riunivano le janare che riportano a emblemi di epoche stregate.

Il Sannio vive la sua viticultura nel segno di una consolidata tradizione contadina esaltando la vocazione di un territorio, con un vissuto quotidiano dove storia e cultura si mescolano in un paesaggio naturale e rilassante. Con i terreni di natura franco argillosa con scheletro calcareo e ricchi di potassio, con le fertili colline dove ad ogni angolo compaiono ettari vitati, con gli antichi torchi risalenti al ‘500, con le antiche masserie in pietra ristrutturate e restaurate, con l’agricoltura biologica, con i progetti di ricerca e sperimentazione, con le “uve gialle” perché qui acquistano mineralità e sapidità i vini ottenuti. Siamo in quella regione del beneventano che ha il più alto numero di terreni vitati e la strada che si percorre per arrivarci attraversa il territorio disseminato di vigneti a perdita d’occhio,su quella dorsale appenninica fra la Campania e la Puglia dove è protagonista la valorizzazione e la salvaguardia dei vitigni autoctoni ormai quasi praticamente estinti come a Bonea o a Baselice, e di altre roccaforti a testimonianza della biodiversità locale, come l’agostinella, la barbetta, il moscato, il sommarello, e poi sciascinoso, cerreto, grieco, malvasia, uva lunga, passolara, olivella, carminiello, palombina. Terra di uomini dalla stretta di mano poderosa e robusta, poi ti offrono un bicchiere del loro vino, schietto e sincero, che sia falanghina o aglianico o piedirosso, si percepisce la medesima schiettezza.

www.sanniodop.it

Michela Guadagno | Comunicazione AIS Campania