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16 Febbraio, 2009
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Articolo 16.12.2008

Antonio Aversano non c'è più.

Stamattina i funerali nella Chiesa di Santa Maria del Parto, di fronte al mare della "sua" Mergellina, a pochi passi dal ristorante Don Salvatore. Finisce così la sua storia terrena, ma come ha detto il sacerdote nell'omelia della celebrazione funebre, per chi ha fede termina la vita materiale, terminano le sofferenze; rimane la storia che lui lascia. La storia dell'Associazione Italiana Sommeliers a Napoli comincia con lui, insieme a quelli che sono stati i pionieri dell'Associazione in Campania, quello che abbiamo oggi è frutto di chi ha lavorato per noi nel passato, a rendere un'immagine pulita e presente sul territorio. L'ultima volta che l'abbiamo visto è stata un anno fa, la sera della Cena di Natale, quando accompagnato dal figlio ricevette dalle mani di Antonio Del Franco l'attestato per i trenta anni di fedeltà all'Associazione. Ci raccontò l'Ais dei primi tempi, quando si riunivano nel suo ristorante i pochi iscritti, animati dalla voglia di fare bene, dallo spirito di squadra: non c'era la possibilità di distribuire compensi, e i ruoli erano paritari. Si discuteva perchè un vino potesse essere promosso, e in quegli anni i vini in Campania erano davvero contati. Poi i corsi, esisteva un solo livello per diventare sommelier, alla Camera di Commercio, o dopo nel suo ristorante, che era anche sede territoriale di Napoli. Ricoprì la carica di Fiduciario dell'Associazione in Campania tra gli anni '80 e i primi anni '90.
Ne ho un ricordo personale, tante le cene di famiglia nel suo ristorante: fu lui a propormi di seguire un corso per diventare sommelier; molti anni dopo quando gli dissi, al mio primo livello, che ero iscritta all'Ais, mi fece gli auguri. Oggi lo salutiamo e lo ringraziamo in mezzo a una folla commossa e partecipe di ristoratori, rappresentanti di aziende vinicole, amici comuni.

Michela Guadagno

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