Ohima

Ohimà, l’altra anima di Positano

 Nel cuore di Positano, Luigi e Francesca Collina firmano un progetto che unisce ricerca, accoglienza e cucina identitaria, lontano dalla ristorazione di massa. 

Ohimà trasforma tradizione e materia in un’esperienza autentica, tra cucina essenziale, artigianato e visione contemporanea, restituendo a Positano

una dimensione più vera e consapevole

 Il profumo del limone e del rosmarino si mescola a quello dell’aria salmastra, mentre i giardini terrazzati scendono verso il mare come pensieri ordinati dal tempo. In Costiera Amalfitana tutto sembra nascere da un gesto antico, come quello del tornio che gira lento: la materia prende forma sotto mani sapienti, si modella tra curve e tornanti, tra borghi sospesi e scorci che paiono dipinti. È una bellezza che non si impone, ma seduce con un velo di romanticismo, come tutte le cose sfacciatamente autentiche. Qui a Positano il paesaggio è argilla viva: imperfetto, reale, irripetibile. Proprio da questo movimento incessante tra tradizione e presente nasce nel 2018, Ohimà, dall’intuizione dei fratelli Luigi e Francesca Collina.

 Il locale prende forma, con il tocco artistico di Francesca Collina, in uno spazio che per anni ha ospitato il negozio di moda positanese della madre Concetta, per poi trasformarsi in un luogo che, pur cambiando forma, non ha mai perso la propria autenticità. In questa dimora oggi il racconto del territorio passa attraverso il cibo, la materia e il gesto. Il nome è un’intima dedica a “donna Concetta” (riprendendo un’espressione popolare tipica del sud, con la quale ci si rivolge alla mamma) – figura per antonomasia simbolo di radici profonde e di coraggio – ma anche un richiamo alla terra stessa, a quella dimensione originaria che qui diventa esperienza quotidiana. L’identità della famiglia Collina affonda le sue radici anche nel mondo della pasticceria. Luigi e Francesca sono infatti proprietari di Collina Bakery, nata dallo storico Mulino Verde. Punto di riferimento per Positano, è un luogo che custodisce la tradizione della colazione e della pasticceria locale, mantenendo vivo quel legame quotidiano con il paese, tra lievitati, caffetteria e sapori che fanno parte della memoria collettiva della Costiera.

 La formazione autodidatta di Luigi (classe ’86), nutrita da curiosità, confronto e da un passato nella storica pasticceria di famiglia, si riflette in piatti che guardano alla tradizione campana con rispetto e precisione, lasciando che sia l’ingrediente a parlare, senza artifici. Al suo fianco una brigata di 7 persone, parte di un team complessivo di circa 30 professionisti tra sala e cucina, tra cui il sous chef Gianluigi Esposito, classe ’90, con una formazione in ristoranti fine dining.

 La sua filosofia è chiara, come l’acqua che lambisce questo tratto di costa: fermarsi, rallentare, restituire valore al momento del pasto, in una Positano sempre più travolta da una ristorazione veloce e standardizzata. «Amo troppo questo mestiere per non farlo con serietà», è il pensiero che guida lo chef Luigi Collina, trasformandosi in una cucina che rifugge compromessi e sovrastrutture, per concentrarsi sull’essenza.Da Ohimà la ricerca della materia prima è un gesto quotidiano, artigianale. Passa attraverso visite dirette, confronti, verifiche sul campo, per assicurarsi che ogni promessa sia reale. Nascono così collaborazioni con realtà come il Mini Caseificio Costanzo – dove le mozzarelle di bufala vengono ancora lavorate con un antico processo artigianale di mozzatura e i caciocavalli timbrati a mano, uno a uno – o Malandrino, frantoio del Cilento che firma un olio extravergine appositamente per il ristorante. Conserve, mieli e specialità selezionate – da Armatore a Pietropaolo, fino ai Segreti di Diano per il peperone crusco – raccontano una rete virtuosa di piccoli produttori scelti con rigore. Le verdure provengono da aziende agricole come Positano Bio e dall’orto di famiglia a Montepertuso, riportando in tavola una filiera di prossimità, intima e consapevole. A completare il racconto, la ceramica artigianale di Nicola Craba e le creazioni di Casola, che danno forma alla mise en place, trasformando ogni elemento in parte integrante dell’esperienza.

 In un ambiente materico, dove ferro, legno e terracotta dialogano con discrezione, la cucina a vista diventa dichiarazione di intenti di trasparenza e verità, una scelta che vuole abbattere concretamente qualunque distanza tra gesto e risultato. Qui tutto è ridotto all’essenziale, perché a parlare sia il cibo. Ohimà si distingue, in questo modo, come un progetto che sceglie consapevolmente di sottrarsi alla velocità del viaggiare contemporaneo, per restituire valore al gesto, al tempo e alla materia.

 Il ritmo della giornata si modula con naturalezza: dalla colazione, con una selezione di caffè speciali che va oltre il rituale classico, al pranzo più veloce e immediato, pensato per chi attraversa Positano di passaggio, fino all’aperitivo, dove la mixology prende forma tra grandi classici e interpretazioni contemporanee. Il ritmo si fa più raccolto la sera, quando la cena diventa un momento intimo, gourmand e curato nei dettagli, tra tavoli all’aperto dall’allure da vecchia pellicola cinematografica, e spazi interni più avvolgenti, per circa 70 coperti complessivi. Luogo prezioso del ristorante è la sala al primo piano, di fronte alla cucina a vista la quale, con la sua “conformazione a elle” che si snoda intorno ai banchi professionali e ai fuochi, rende immersiva l’esperienza della cena, consentendo di toccare con mano ogni processo, cottura e impiattamento. Si entra nel mood della brigata di cuochi, in un suggestivo spettacolo per i commensali, che osservano con coinvolgimento gesti sapienti e mille volte ripetuti con passione e precisione.

 A fare da filo conduttore un’accoglienza ben orchestrata da Giulia Melania Ruocco, moglie dello chef, che unisce il calore della casa alla precisione del servizio. Accompagna l’esperienza culinaria una proposta beverage costruita con la stessa attenzione. La carta dei vini privilegia il territorio, con una selezione di circa 80 etichette tra bollicine, bianchi, rosati e rossi, prevalentemente locali, affiancate da piccoli produttori italiani.

Viene abbinata a una drink list firmata da due giovanibartender, Elena Sannino e Luciano Cimmino, che rilegge i grandi classici internazionali con uno sguardo contemporaneo, con twist come il White Negroni, a base di Gin, Luxardo Bitter e Vermouth dry, e creazioni dedicate alla Costiera, tra cui il Path of Gods, drink ispirato al Sentiero degli Dei, con liquore al fico d’india, vodka, succo di limone, sciroppo d’agave e bitter all’arancia.

 LA CUCINA

 La cucina di Ohimà è un equilibrio tra memoria e interpretazione, ma anche il riflesso della natura stessa di Positano: una città verticale, sospesa tra mare e montagna, dove gli orti si arrampicano sulle terrazze, i limoni crescono affacciati sul blu e ogni ingrediente porta con sé due anime, quella della terra e quella del Mediterraneo. È una verticalità che ritorna nei piatti dello chef Luigi Collina, costruiti su contrasti armonici e stratificazioni leggere, tra agrumi, erbe aromatiche, pescato e prodotti dell’orto.

Piatti come le Polpette napoletane al sugo o gli Ziti allo Scarpariello raccontano radici profonde, mentre creazioni come la Linguina all’acqua pazza positanese restituiscono un’icona locale con uno sguardo contemporaneo. Il Fiore di zucca fritto, leggero e dorato, resta un grande classico della Costiera, qui proposto con una farcia di ricotta di bufala e fior di latte, arricchita da alici di Cetara lavorate al coltello. La pastella è volutamente sottile, per lasciare intravedere il fiore e mantenere una frittura asciutta, rifinita con Parmigiano Reggiano e scorza di limone.

Accanto a queste proposte, la carta evolve e si approfondisce, seguendo il ritmo naturale della giornata: più immediata e conviviale a pranzo, si fa via via più gastronomica e riflessiva con l’arrivo della sera.

I piatti nascono da ricordi personali, ma si aprono a una costruzione più articolata, dove tecnica e sensibilità si incontrano.

Il Riso Carnaroli “Riserva San Massimo” al limone, Provolone del Monaco, ricciola scottata e asparagi, diventa così una sintesi quasi narrativa di Positano, un paesaggio nel piatto che tiene insieme mare e terra in un equilibrio calibrato. I Cannelloni di coniglio all’ischitana, affondano nella memoria dei pranzi familiari e nelle suggestioni regionali, mentre lo Spaghettone alla chitarra al ragù di polpo e peperone crusco rilegge la cucina domestica con uno scarto contemporaneo: la pasta, cotta e mantecata “in bianco” con l’acqua della piovra, arriva al tavolo lucida ed essenziale, per poi essere completata con il ragù di polpo aggiunto solo all’ultimo: un gesto che diventa parte dell’esperienza, invitandoil commensale a mescolare e a costruire il piatto boccone dopo boccone, tra tecnica, stratificazioni e contrasti.

La Cernia alla pizzaiola nasce da un classico della cucina partenopea, cambiando prospettiva dalla terra al mare. Il pesce, icona del mare che lambisce la Costiera, viene innanzitutto marinato per dare maggiore compattezza alla carne, quindicotto a bassa temperatura e infine ripassato con il suo fondo alla pizzaiola, intenso e riconoscibile. Intorno, pochi elementi ben calibrati – origano fresco dell’orto, aglio orsino e una nota di aglio nero – che accompagnano senza invadere, lasciando il piatto pulito, diretto, leggibile.

Tra i dessert non può mancare un omaggio alla tradizione pasticcera della Costiera Amalfitana. La mia Delizia è infatti un dolce che nasce da un ricordo preciso, quello dell’iconica Delizia al Limone. Qui viene ripensata partendo da una base di cake bagnata agli agrumi, omaggio diretto ai limoni della zona, veri protagonisti del territorio, e alleggerita nella struttura. A completare, una chantilly al limoncello e scorze di limone candite, per un finale che resta fedele all’identità del dolce, ma con un equilibrio più contemporaneo.

Anche la pizza trova il suo spazio in carta. Ispirata alla scuola di Tramonti, l’impasto è meno idratato rispetto alla napoletana classica, più strutturato e con un morso deciso, pensato per accompagnare ogni momento della giornata. Le farine selezionate e la presenza di una percentuale di tipo 2 conferiscono maggiore profondità al gusto, mentre le farciture restano ancorate alla qualità della materia prima, dal pomodoro San Marzano al fior di latte di Agerola, fino alla mozzarella di bufala e alle alici di Cetara. Tra le proposte, la Mediterranea – con tonnetto, scarola riccia e olive – racconta un equilibrio tra intensità e freschezza, pensato per muoversi con naturalezza dal pranzo all’aperitivo fino alla cena.

 Come la ceramica nasce pazientemente dal tornio, anche da Ohimà ogni elemento è frutto di equilibrio, pazienza e intenzione, non rincorrendo le mode passeggere della Costiera, ma interpretandone l’anima, con rispetto e visione. Qui si sceglie, piuttosto, di ascoltarne il ritmo più autentico. È in questa misura silenziosa, fatta di gesti consapevoli, materia e memoria, che il ristorante trova la sua identità più profonda, restituendo a Positano una voce più vera, intima e senza tempo.

 Info e prenotazioni

Ohimà Restaurant

Via Cristoforo Colombo, 17

84017 Positano (SA)

+39 089 811691

Ohima