L’Università degli Studi di Napoli Federico II2

Di Rachele Bernardo
L’Università degli Studi di Napoli Federico II, è stata al centro dell’incontro tenutosi lunedì 11 dicembre 2023 nella Chiesa dei Santi Marcellino e Festo in Napoli.

L’apertura del convegno a cura del Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Matteo Lorito, ha dato corso a plurime celebrazioni: in primis gli 800 anni dell’Ateneo Federiciano, a cui è stata dedicata una cuvée commemorativa (eloquente ed artistica l’etichetta che intreccia gli anni con il simbolo dell’infinito); i 100 anni dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino di cui il prof. Luigi Moio è presidente dal 2021, ma anche i 150 anni della Scuola di Agricoltura di Portici.

Al centro di tutto il vino, la sua storia.

Dalle testimonianze archeologiche di 6000 anni fa ricollegabili agli antichi processi di fermentazione dell’uva, rinvenuti in Georgia, ai nomi di grandi uomini di scienza, che hanno segnato la storia della ricerca scientifica legata al vino: come Louis Pasteur, chimico e microbiologo, considerato il “padre” dell’enologia moderna.

La moderatrice Lara Loreti introduce le interessanti argomentazioni dei relatori ospiti del convegno, volte a sottolineare aspetti diversi ma concatenanti al “cammino del vino nel tempo” e a tutto il lavoro di studio e ricerca dedicato a questo tema.

Il professor antropologo Marino Niola, pone l’accento sul rapporto uomo-vino, dalla prima fermentazione atta a produrre vino fino all’aspetto conviviale (il frutto della vita come simbolo di comunione) e dunque, analizzando la “civiltà del vino” oltre ai legami e alle sinergie positive che tale bevanda riesce a creare con tutti gli alimenti della piramide alimentare.

Il professor Fulvio Delle Donne racconta ‘Il vino di Federico II’ attraverso fonti storiche, scavando nelle radici che legano lo stesso Ateneo a Federico II.

Quale vino e quanto vino si beveva alla corte di Federico? L’interrogazione dei documenti storici (ordini di cibo e vino per i pranzi di corte) mostrano le funzioni e le virtù assegnate al vino, ma anche le grandi quantità utilizzate.

All’epoca di Federico II, il vino veniva prodotto e commercializzato in tutto il bacino del mediterraneo, vino greco e latino che veniva consumato abbondantemente e quotidianamente al posto dell’acqua estratta dai pozzi, il cui consumo era estremamente rischioso: non a caso una legge vietava di bere vino annacquato.

Il vino era un rimedio universale: “il vino era cibo e medicina”.

Arrivando agli argomenti più scientifici, l’intervento del professor Luigi Moio, catalizza l’attenzione di tutti i presenti esponendo il sorprende contributo del vino al progresso scientifico dell’umanità.

La premessa riguardante il momento di cambiamenti climatici che stiamo vivendo e le problematiche attinenti al rispetto dell’ambiente, consente una riflessione sulla tesi di un “ritorno al passato” per quanto riguardo la produzione del vino, le pratiche agricole e altre produzioni alimentari.

Non è corretto una tale semplificazione. Le ragioni dei cambiamenti devono essere ben comprese. Questo è forse il modo migliore per ispirarci e guidarci nel futuro. Necessaria è l’osservazione del percorso di tutte le scoperte scientifiche (il vino fu la base del piano sperimentale di Pasteur contro le malattie contagiose) e anche dell’attività dell’OIV, che affronta sin dalla nascita i problemi legati al mondo del vino attraverso la ricerca, il controllo e la produzione di risoluzioni scientifiche per la vigna ed il vino che tutti gli Stati membri possono adottare.

La funzione principale dell’OIV è l’elaborazione di norme internazionali armonizzate e condivise in materia di produzione dei prodotti vitivinicoli contribuendo all’innovazione e allo sviluppo del settore vitivinicolo. Prioritari sono gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale, economica, sociale, culturale e salutistica.

Per millenni il vino si è rivelato un modello di studio naturale per il progresso della scienza.

Quel modello che ha reso universale le scoperte di Pasteur che ha dimostrato come la vita nasce solo dalla vita. Utilizzando il mosto d’uva come modello naturale di fermentazione alcolica, confermò che: Il vino è la vita che si genera dalla vita!

Il professor Moio ribadisce più volte il contributo determinante di Pasteur al riconoscimento varietale e territoriale del vino, gettando le basi per evidenziare l’infinita diversità del vino anche facendo vino UNIVERSALE.

Il vero valore del vino è il legame con il territorio. La sua forza, il suo fascino.

Il professor Moio conclude il suo intervento con una riflessione emotiva coinvolgente: “Una volta un poeta disse: “l’universo intero è in un bicchiere di vino”. Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi. Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente, vediamo l’intero universo.

L’interessante conferenza si conclude con la degustazione, a cura di Tommaso Luongo Presidente AIS Campania e di Franco De Luca, Responsabile delle Didattica AIS Campania, della speciale cuvée commemorativa degli 800 anni dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ottenuta dalle principali uve a bacca bianca campane, immaginata e selezionata dal professor Luigi Moio.

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